Barberini Corsini @barberinicorsini
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Palazzo Barberini e Galleria Corsini. Un museo, due gallerie. #palazzobarberini #galleriacorsini #lacollezione #vistidavoi #conivostriocchi
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Palazzo Barberini e Galleria Corsini. Un museo, due gallerie. #palazzobarberini #galleriacorsini #lacollezione #vistidavoi #conivostriocchi
“...gli studiosi consumano più olio che vino”, afferma Cesare Ripa (1603) per descrivere l’iconografia del concetto di “studio”, a cui questo dipinto chiaramente si ispira. Il lume acceso, alimentato appunto a olio, allude alla concentrazione assorta delle ore notturne, alla speciale e, possiamo dire, “illuminata” solitudine dell’artista. Alla rappresentazione allegorica tuttavia qui si sovrappone l’identità del pittore, che avrebbe riprodotto nel giovane le proprie fattezze. Siamo negli anni ‘40 del #Seicento e gli artisti hanno ormai raggiunto la consapevolezza del proprio prestigio sociale dopo un lungo percorso. Ma non è mai tardi per sottolineare che il lavoro manuale della creazione artistica è il distillato di un’applicazione costante dell’intelletto. Non meno importante il riferimento alla statuaria antica o a modelli da essa derivati: le #sculture sul tavolo sono state identificate con la testa di una #Niobide (da un gruppo scultoreo scoperto nel 1583) e di Seneca, quest’ultima nota scultura di Guido #Reni. Il dipinto è di Michael Sweerts, nato a Bruxelles e vissuto a Roma dieci anni a partire dal 1646. In quanto artista #caravaggesco, sfrutta l’effetto del lume di candela e del controluce come banco di prova di abilità tecnica. In foto: Michael Sweerts (Bruxelles 1624- Goa 1664), Artista nel suo studio, 1647-48, olio su tela #lacollezione #palazzobarberini #michaelsweerts #art#art#artist> #ritratto #autoritratto #artistanellostudio #artist #arte #art #artedelseicento #musei #museum #museitaliani #capolavori #oliosutela
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“Poi Teseo partì alla volta di Nasso dove senza pietà abbandonò la sua compagna lungo la spiaggia. Sola e addolorata, le venne in aiuto Bacco”. Nelle Metamorfosi di Ovidio (libro VIII, vv 174-177), così continua il mito di Arianna che vi abbiamo raccontato nel precedente appuntamento di #lef#lefavolediovidio. Dopo aver ucciso il Minotauro, Teseo partì per Atene insieme ad Arianna ma in una sosta sull’isola di Nasso l’abbandonò ancora addormentata. Al risveglio della principessa sola e disperata, giunse Bacco con tutto il suo corteo e si innamorò di Arianna. Il dio la fece sua sposa e per immortalarla in una costellazione, le tolse dalla fronte la sua corona e la scagliò nel cielo. Le gemme si mutarono in stelle mantenendo la forma di un diadema. In foto: Giovanni Francesco Romanelli (Viterbo 1608/1613 – Viterbo 1662), Le nozze di Bacco e Arianna, 1640-60, olio su tela, Palazzo Barberini #lefavolediovidio #ovidio #Metamorfosi #art#art> #art #mit#mitoa #mito #mit#mithy #mith #arianna #bacco #baccoearianna #dioniso #artedelseicento #romanelli #giovanfrancescoromanelli #Palazzobarberini
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C’era qualcosa nelle “teste devote” dipinte da Reni che ammaliò subito il pubblico di mecenati e appassionati d’arte. Non solo quando era in vita - lo stesso pittore replicò personaggi, tratti da sue celebri tele, su materiali preziosi come il rame - ma anche nei decenni a venire. La Fabbrica di arazzi del San Michele, nata nel 1710, produsse ad esempio numerosi “quadri tessuti”, di piccolo formato, dalle "invenzioni" di Guido Reni, tra cui questa “Addolorata”, resistita al tempo malgrado la fragilità del supporto. Lo stesso soggetto, ancora alla fine dell’Ottocento, veniva riprodotto anche dallo Studio del mosaico Vaticano. Oggi, invece, potete ammirare questo e altri capolavori di Guido Reni alla Galleria Corsini, e vi ricordiamo che è l'ultima settimana per farlo! “Guido Reni, i Barberini e i Corsini. Storia e fortuna di un capolavoro”, fino al 17 febbraio 2019 alla Galleria Corsini In foto: Arazzeria della fabbrica del San Michele (da Guido Reni), Addolorata, 1700-1750 ca., arazzo, collezione privata #Guidoreniacorsini #galleriacorsini #guidoreni #arazzi #arazzo #art#art> #art #milusei #museum #museitaliani #mostre #mostreincorso
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La “Madonna di San Zaccaria” del Parmigianino alimentò la produzione di numerose copie, tra cui questo esemplare della Galleria Corsini. Con molta probabilità risalente al #Cinquecento e di dimensioni pressoché identiche all’originale (agli Uffizi), ci offre l’opportunità di ammirare l’originalità della composizione, la forza dei personaggi, il loro “sentire” e il loro atteggiarsi dinamico nello spazio. Da sinistra, avanzano i “santi del deserto”: la Maddalena e Giovanni Battista, il quale si para davanti a Gesù con tenerezza irruente. Zaccaria, il padre di San Giovannino, assume quasi il ruolo di narratore della scena. Sulle pagine del suo libro sono riportate, in forma abbreviata, le parole a lui attribuite da Luca (Vulgata 1, 76): “E tu, [...] precederai davanti alla faccia del Signore a preparare le sue vie”. Il suo sguardo severo, piuttosto che intaccare, rafforza la sofisticata atmosfera del #quadro, sospesa tra reale e ideale. In foto: copia da Parmigianino (1503-1540), Madonna di San Zaccaria, olio su tavola #lacollezione #galleriacorsini #gallerienazionali #parmigianino #copia #replica #art#art> #art #iconografiasacra #madonnacolbambino #maddalena #giovannibattista #sanzaccaria #musei #museitaliani #museum
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Il “Cristo portacroce” di Giorgio Vasari sembra incedere al rallentatore. Ogni dettaglio si anima di una forte energia: il volto reclinato che porta in avanti la cascata di ciocche bionde, il collo piegato dal peso, ma incrollabile; il braccio poderoso, e le dita della mano sinistra a stringere i simboli della Passione. Come appena scoperto dallo studioso Carlo Falciani, è lo stesso pittore a darci informazioni sul dipinto nel libro delle Ricordanze, sorta di diario professionale, in cui annota la data di consegna - 20 maggio 1553 - il prezzo - 15 scudi d’oro - e il prestigioso committente, “Messer Bindo Altoviti”, banchiere fiorentino di stanza a Roma. Si erano perse le tracce dell’opera da più di 400 anni. Oggi viene ritrovato ed esposto per la prima volta al pubblico alla Galleria Corsini. “Vasari per Bindo Altoviti. Il Cristo portacroce”, fino al 30 giugno 2019 alla Galleria Corsini #VasariaCorsini #giorgiovasari #vasari #galleriacorsini #mostra #exhibit #gallerienazionali #cristoportacroce #iconografiasacra #bindoaltoviti
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Qui fu rinchiuso il mostro mezzo uomo e mezzo toro / che dopo essersi nutrito due volte di giovani ateniesi, / scelti a sorte ogni nove anni, alla terza fu ucciso da Teseo / con l'aiuto della figlia di Minosse: riavvolgendo il suo filo, / lui guadagnò l'uscita che nessuno prima aveva ritrovato. Nelle Metamorfosi (libro VIII vv. 169-174) Ovidio narra come Arianna, figlia di #Minosse, re di Creta, si innamorò di Teseo, figlio di Egeo, re di Atene, giunto sull’isola cretese per uccidere il #Minotauro, creatura metà uomo e metà toro rinchiusa in un labirinto e sfamata con il sacrificio di giovani ateniesi. Affinché il suo amato riuscisse a trovare l’uscita del labirinto, Arianna gli diede un gomitolo da srotolare all’ingresso del dedalo e seguire a ritroso dopo aver vinto il mostro. Lo stratagemma funzionò e Teseo uscì illeso dalla trappola. In foto: Urbano Romanelli (Viterbo 1650 – Viterbo 1682), Teseo riceve il gomitolo di filo da Arianna prima di entrare nel labirinto, 1670 – 1678, affresco, Palazzo Barberini #lefavolediovidio #Palazzobarberini #arianna #teseo #mito #mitologia #ovidio #Metamorfosi #mith #mithology #iconografia #iconografiamitoligica #art#arte #art #affresco #soffittoaffrescato #musei #museum #museitaliani
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